martedì 8 ottobre 2013

SCIOPERO 18 OTTOBRE CONTRO PD E PDL CONTRO QUESTO GOVERNO E LA SUA AUSTERITY


Contro il governo PD-PdL dell’austerità 
18 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE 
di tutto il lavoro dipendente pubblico e privato 
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA 

da P. della Repubblica (ore 10) a P. S. Giovanni e accampata in piazza 


Dopo l’ennesimo teatrino della casta politicante - sempre esperta di virtuali risse pubbliche e concreti accordi privati per la gestione e il saccheggio bipartisan della ricchezza collettiva - il governo Letta ha avuto il via libera per proseguire la disastrosa politica sociale ed economica che, gestita prima da Berlusconi e poi da Monti, ha reso ancor più grave la crisi in Italia: esattamente come è successo negli ultimi sei anni anche in tutti quegli altri paesi del Sud Europa che sono stati costretti dal capitalismo privato e di Stato tedesco e nordeuropeo, egemone nel continente, dalle sue strutture di servizio (Commissione Europea, BCE, trojka) e dai propri governi succubi (a partire dal nostro), ad una recessione drammatica e senza precedenti. 
Al di là dei conflitti tra i gruppi politicanti in competizione, PD e PdL rappresentano oggi, congiuntamente, una sorta di partito unico dell’austerità, che continua ad infierire in una sola direzione, quella dei salariati, dei disoccupati, dei precari, dei pensionati poveri, dei servizi pubblici e dei beni comuni, tagliando spietatamente reddito e pensioni, aumentando la disoccupazione e la precarietà, riducendo vistosamente gli investimenti nella scuola e nella sanità pubbliche, gettando in strada gli occupanti di case o chi la casa ce l’aveva ma non riesce più a pagarla, massacrando diritti sociali e sindacali, consegnati questi ultimi alla oligarchia dei sindacati di Stato. 
E la Legge di (In)stabilità in arrivo continuerà a colpire nelle stesse direzioni, peggiorerà la recessione, aumenterà ancora il debito pubblico e la povertà, impedendo ogni uscita positiva dalla crisi. Dalla quale si esce invece solo grazie ad una completa inversione di rotta, con massicci investimenti pubblici, redistribuzione di reddito ai salariati, disoccupati, precari e pensionati poveri, stabilità lavorativa, servizi sociali e beni comuni potenziati e tolti dalle mani della privatizzazione e della mercificazione: mutamento di rotta però che non ci possiamo certo attendere dai governi dell’austerità ma che solo una potente e vasta rivolta sociale può imporre. 
Confermiamo dunque, insieme ad altri sindacati conflittuali, per il 18 ottobre lo sciopero generale di tutto il lavoro dipendente pubblico e privato, contro le politiche di austerità, precarietà, povertà, privatizzazioni e disoccupazione, contro il governo PD-PdL che le impone. 
Manifesteremo a Roma con un corteo da P.della Repubblica (ore 10) a P. S. Giovanni. Dal pomeriggio, “accampata” in P. S. Giovanni, con tende e gazebo, interventi dal palco e speech corner per dibattiti su vari temi, e in serata concerto con gruppi musicali e incursioni artistiche. 
Invitiamo tutti/e a partecipare anche alla manifestazione nazionale a Roma del giorno successivo (19 ottobre, ore 14, corteo da P. S. Giovanni a Porta Pia) indetta dai Movimenti per l’Abitare. 


SLAI COBAS
via Domenico Pacchi 4 Castelnuovo Garfagnana (LU) 55032tel/fax 0583.1893804
e-mail: slaicobasclaplucca@libero. http://slaicobasclaplucca.blogspot.it/




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mercoledì 2 ottobre 2013

UNA POLITICA SEMPRE PIU' DISTANTE DAI REALI BISOGNI DEI CITTADINI

Si possono cercare numerose formule o teorie per raccontare in maniera approfondita la crisi del sistema politico italiano: si possono pronunciare nomi, date, citare fotografie, raduni, congressi, sondaggi, dati, trasmissioni, aneddoti, personaggi, per narrare come la politica, o la sua rappresentazione attraverso i partiti, stia vivendo una crisi profonda, sia per la fiducia, sia per l’autorevolezza. I rappresentanti dei partiti, siano essi membri di amministrazioni o candidati, hanno quasi ormai del tutto perso la capacità di rappresentare alcunché, incarnare una possibilità o un’idea di futuro. Questo ovviamente non accade in uguale maniera per tutti, ma sicuramente succede a diversi livelli, da quello nazionale a quello strettamente locale. Perdendo l’autorevolezza, ovvero la capacità di rappresentare un punto di riferimento, si è rotto ormai quello che era la fiducia nei politici e nella politica. La persona politica è sempre più divisa dal resto del popolo, attaccati alla poltrona del  potere, inchieste, reportage, gossip vario, soprattutto inchieste condanne la corruzione hanno agito così profondamente da far si che i cittadini si sentano giustamente disgustati da questo sistema. Il mondo della politica è ormai percepito come una sorta di reality in cui i candidati e i rappresentanti non sono altro che le starlette del momento. Ovviamente questo è gravissimo dal punto di vista democratico perché il nostro sistema, per quanto imperfetto e frequentato da farabutti, comunque ci ha sempre consentito un minimo di scelta, di possibilità di incidere, che oggi non c'è più.

Una politica bocciata senza riserve, caratterizzata «da una maleducazione che rischia di portare al disinteresse e all’indifferenza». tante le questioni ancora irrisolte, a partire dal taglio dei costi della politica, al centro ormai da tempo del dibattito,  tutti noi da anni chiediamo di contrastare i costi e i privilegi della politica: cosa si è fatto fino ad ora? In questi anni abbiamo chiesto ai partiti, di rinunciare a questo fiume di soldi che si riversa a vari livelli: ma che cosa si è fatto - da anni chiediamo una legge elettorale che renda i cittadini responsabili delle loro scelte e siamo ancora qui a discuterne». E poi la mancanza delle riforme, considerate necessarie, annunciate da anni, ma mai concretizzate, come è senza le riforme che tocchino i temi cruciali,  l’assenza delle iniziative in favore della famiglia «che è una istituzione decisiva per la società e per il bene pubblico. Quali interventi sulla fiscalità vere reali sono state  fatte in favore delle famiglie ?, Altri Paesi europei ,politiche su questo settore sono una realtà consolidata. Siamo di fronte ad una situazione politica sconfortante, a livello delle Regioni cosa stanno facendo per contenere gli sprechi?». Le mancate scelte alimentano ancora di più l’insofferenza nel Paese. L'italia sta affrontando una crisi politica molto più forte di quella economica, riconoscibile nella sfiducia verso le istituzioni e verso i rappresentanti La gente vuole qualcosa di nuovo in cui sperare, sogna una politica sana e pulita, che pensi ai bisogni dei cittadini e non al proprio tornaconto. I  cittadini italiani da tempo ormai si sentono abbandonati frustrati che, nonostante la rassegnazione e la sfiducia, si sono recati alle urne nella speranza di cambiare, attraverso il voto, la sorte del Paese e che, tra mille difficoltà, pagano le tasse ben sapendo che milioni di “furbetti” lungo lo stivale sono del tutto sconosciuti al Fisco. O quelli che attendono anni per una sentenza civile e sono costretti a prendere atto che i loro rappresentanti nei due rami del Parlamento avvertono la necessità e l’urgenza di una riforma solo quando il potente di turno è rimasto imbrigliato nella rete.
Questa politica ormai priva valori, che, per mera convenienza, distingue l’etica pubblica da quella privata, che si divide sulle poltrone e fa finta di non vedere i punti in cui si annida la corruzione ed il marcio ha fatto il suo tempo. È giunto il momento di voltare pagina.
L’Italia ha bisogno di una guida forte ed autorevole che sia capace di traghettarla fuori dalla crisi. C'è bisogno di politici veri un cambio totale, cominciando con il rendere pubblici i propri curriculum, siano i cittadini a decidere chi deve sedere alla presidenza del consiglio, cosi come per il Presidente della Repubblica, siano i cittadini stessi che nei vari schieramenti politici indichino per voto chi dovrà scendere in campo per le elezioni. In questo il movimento 5 stelle ha da insegnare a tutti, perché da tempo democraticamente via rete lascia la possibilità a tutti  i cittadini di scegliere chi deve rappresentarli, cosi dovrebbero fare tutti gli altri schieramenti , solo cosi si può avere un parlamento pulito dove va avanti chi ha merito competenza  de è stato riconosciuto dai cittadini come il proprio rappresentante.  Il tempo stringe l'Italia ha bisogno di fatti, non che si continui a parlare di riforme nei Talk Show, e non lo si fa dove invece bisogna farlo.



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lunedì 16 settembre 2013

SITUAZIONE E PROSPETTIVE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

È da anni che, a livello nazionale, assistiamo a enormi tagli su tutti i servizi pubblici cominciato  2011 e in questi anni ancora è toccato in maniera incisiva al trasporto pubblico. Risorse enormi per mega-infrastrutture inutili (vedi TAV, ponte sullo Stretto...) stanno assorbendo le risorse che servirebbero a garantire un livello accettabile di servizi pubblici oggi messi in discussione. Queste decisioni si ripercuotono sugli Enti Locali che molti di questi servizi pubblici devono garantire. Ma, invece di cercare di contrastare queste politiche d'impoverimento delle Comunità, abbiamo assistito ad un progressivo adattamento degl'Enti Locali a tali politiche d'impoverimento privatizzando in modo massiccio i servizi pubblici. Il fatto che il Trasporto Pubblico Locale garantisca il diritto costituzionale alla mobilità e che sia uno dei migliori rimedi contro l'inquinamento atmosferico e per migliorare la vivibilità delle città non ha impedito la privatizzazione, neanche nel nostro territorio.
Dopo la trasformazione in S.p.A. delle aziende TPL e dopo l'ingresso del socio privato, ha progressivamente impoverito il potere decisionale sulle linee giuda e di controllo della gestione del trasporto pubblico locale che dovrebbero essere proprie degli Enti Locali.
Aziende avvolte nel "guscio" del diritto privato e regolate dal diritto societario rendono impossibile il governo e il controllo del pubblico delle gestioni privatizzate. Un'impossibilità che dipende non tanto dalla cattiva volontà di singoli individui o da limiti organizzativi contingenti, ma da fenomeni strutturali, come le "asimmetrie informative": le conoscenze rilevanti si trovano tutte in mano al gestore (il gestore "sa" perché "fa") ed è il gestore privatizzato che trasmette le informazioni sensibili al controllore, il quale non può che dipendere, nella sua attività di regolazione e controllo, da questi dati. Il gestore ha strutturalmente maggiori informazioni rispetto al regolatore e cerca di trarre il massimo vantaggio da questa asimmetria conoscitiva, a discapito del pubblico interesse. "Fare" significa "sapere" e sapere significa "potere": nessun ente regolatore potrà mai recuperare quel cumulo di conoscenze legate alla gestione diretta che migra inevitabilmente dalla sfera del pubblico alla sfera del privato nel momento stesso in cui viene privatizzato un servizio essenziale. Il pubblico perde le conoscenze necessarie per esercitare il proprio controllo nel momento in cui è all'impresa che passa tanto il "fare" che il "saper fare" (know how), che gli è inscindibilmente connesso. Un soggetto regolatore esterno, per esempio, non può essere in grado di avere perfetta conoscenza dei processi produttivi e delle tecnologie impiegate, dati necessari per stabilire con precisione i costi di produzione del gestore privato. Ecco perché al fenomeno delle asimmetrie informative segue automaticamente la "cattura del regolatore": se l'autonomia conoscitiva del regolatore è limitata, anche la capacità di giudizio e intervento viene impedita, così l'ente che dovrebbe regolare e controllare tende piuttosto ad adeguare le sue analisi alle interpretazioni offerte dai gestori, perdendo ogni neutralità e schiacciando il proprio punto di vista su quello dei soggetti controllati. La creazione del CTT, poi, ha portato a un ulteriore passaggio verso la quasi definitiva spogliazione di tutti i poteri degli Enti Locali, anche quello di controllo. Le decisioni che vengono prese sono indirizzate a mandare avanti un'aggregazione tra le aziende che fanno parte del CTT.che sta ripercuotendosi negativamente sul servizio pubblico. Ovunque ci siano state aggregazioni di ex aziende pubbliche gestrici di servizi pubblici diventate S.p.A. con altri soggetti pubblici e\ privati si è assistito ingenerale ad un peggioramento del servizio, ad aumenti di tariffe e alla diminuzione e precarizzazione dei lavoratori e di una diminuzione del loro stipendio. La gestione privatizzata costa di più ed è, nella maggior parte dei casi, tutt' altro che efficiente. Non c'è una differenza significativa fra l'andamento dell'efficienza degli operatori pubblici e quello dei privati. A parità d'efficienza gestionale, però, l'ottimo privato costerà necessariamente alla collettività molto più dell'ottimo pubblico, data l'intrinseca necessità del privato di produrre profitti e remunerare i capitali investiti: l'obiettivo di una gestione privatistica del servizio è, innanzi tutto, la creazione di valore per gli azionisti e non la garanzia del diritto alla mobilità. Ormai è dal 2009 che il servizio di TPL viene tagliato in base alle indicazioni che da il Governo e le regioni , tagli tagli sono portati avanti senza una reale seria programmazione del TPL. questi tagli non ha certo l'esigenza primaria di dare un servizio buono ai cittadini (i fatti parlano chiaro) ma di fare profitto, come tutte le SpA.
Infatti tutti i tagli sono stati fatti per diminuire i turni guida. In altre parole per tagliare nel modo più facile i costi: tagliare gli autisti. Niente è stato fatto per diminuire gli sprechi della gestione dell'Azienda o del servizio. A farne le spese, oltre ovviamente gli utenti, saranno e sono i lavoratori che l'Azienda considera in esubero.
Allontanando ancora di più le scelte gestionali dai Consigli Comunali con l'affidamento della gestione del TPL a un soggetto come il CTT, si sta giungendo  alla definitiva privatizzazione degli utili e alla socializzazione dei costi.
Si ricorda che in questo settore gli investimenti vengono fatti esclusivamente con finanziamenti pubblici (vedi acquisto di autobus) e il servizio non potrebbe essere svolto senza i contributi pubblici che sono la grande maggioranza degl'introiti delle aziende.

La politica che viene portata avanti in Toscana sul TPL è quella di fare una gara unica a livello regionale. Se un minore spezzettamento della gestione del servizio potrebbe aiutare a diminuire gli sprechi (esempio sovrapposizioni di linee), l'effettuazione della gara non porterebbe altro che alla creazione di un monopolio su un servizio pubblico gestito da un privato. E visto che non sono mai possibili gare che permettano di valutare con attendibilità quale sia la migliore offerta economica, perché i termini fondamentali del contratto dovranno essere necessariamente rivisti nel tempo (ha ben poca importanza l'offerta avanzata in origine), sarà poi il gestore che avrà ottenuto l'affidamento ad essere, nel corso delle successive rinegoziazioni, in posizione dominante (detenendo sapere e potere), anche se trovasse di fronte a sé il miglior regolatore al mondo. L'esperienza passata insegna.

Se la gestione pubblica è una condizione necessaria, perché consente di escludere i profitti di pochi da un bene di tutti, non è però una condizione di per sé sufficiente. Il nuovo pubblico deve essere trasparente e partecipato democraticamente dai cittadini, non espropriato da oligarchie politiche. Clientelismi e lottizzazioni sono state il primo stadio della "privatizzazione" e del sequestro dei beni di tutti per tutelare gli interessi di pochi.

Per il futuro, la gestione dei beni comuni dovrà essere "comune", trasporto pubblico compreso, come c'insegnano i movimenti per l'acqua e rispettando il volere dei cittadini espresso con gli ultimi Referendum




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lunedì 12 agosto 2013

Ecco come le pensioni pubbliche e quelle dei dirigenti d'azienda affossano i conti dell'Inps

Ecco come le pensioni pubbliche e quelle dei dirigenti d'azienda affossano i conti dell'Inps 

 Negli ultimi anni la previdenza è stata oggetto di numerosi interventi finalizzati al contenimento della spesa pubblica cercando di salvaguardare i diritti acquisiti e quelli dei lavoratori prossimi alla pensione. Il decreto Salva Italia, che ha inasprito i requisiti di accesso al pensionamento, non ha subito modifiche significative: tuttavia le norme successive hanno ampliato la platea dei lavoratori salvaguardati, ai quali è stata concessa l'uscita dal mondo del lavoro con i requisiti vigenti al 31 dicembre 2011.

L'Inps ha accorpato diversi istituti previdenziali (Enpals, Inpdap, Ipost) ma rendere uniforme la normativa è cosa assai più ardua. Migrazione gratuita L'ultimo intervento in ordine di tempo è stato previsto dalla Legge di stabilità 2013 (legge 228/2012) per la quale l'Inps ha Con questa circolare è stata disposta, per i dipendenti iscritti all'ex Inpdap (Cpdel, Cpi, Cpug, Cps) cessati dal servizio entro il 30 luglio 2010 senza diritto a pensione, la possibilità di trasferire gratuitamente i contributi accreditati presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti. Questa facoltà era stata preclusa dal Dl 78/2010. I lavoratori che hanno in corso un provvedimento di ricongiunzione (articoli 1 o 2 legge 29/1979) con domanda presentata tra il 1° luglio 2010 e il 1° gennaio 2013, che non abbiano avuto la liquidazione della pensione, potranno recedere dall'operazione e si vedranno restituire l'onere pagato a condizione che esercitino contestualmente la facoltà di costituire la posizione assicurativa presso l'Inps.

Questa possibilità dovrà essere esercitata entro il 2013. Accanto alla ricongiunzione e alla totalizzazione è nato l'istituto del cumulo. Il cumulo prevede che i lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi (commercianti, autonomi, coltivatori diretti), e degli iscritti alla gestione separata dell'Inps, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima (ex Inpdap, Ipost), che non siano già titolari di trattamento pensionistico presso una di queste gestioni, hanno facoltà di sommare i periodi assicurativi non coincidenti al fine del conseguimento di un'unica pensione, qualora non siano in possesso dei requisiti per il diritto a un autonomo trattamento pensionistico. Di fatto, il cumulo consente l'accesso alla pensione (di vecchiaia con i limiti più severi previsti dalla Riforma Monti-Fornero, di inabilità o ai superstiti) senza sostenere l'onere di una ricongiunzione né vedersi pagare una pensione ridotta per effetto della totalizzazione nazionale che comporta, di norma, un calcolo contributivo puro.

Professionisti esclusi Particolarità di tale istituto è che non prevede la possibilità di cumulare i periodi di iscrizione presso le Casse libero professionali. Al pari della totalizzazione, i pro quota di pensione saranno calcolati dalle gestioni dove risultano accreditati i contributi e secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento, sulla base delle rispettive retribuzioni e/o reddito di riferimento. Per la determinazione del sistema di calcolo occorrerà prendere a riferimento l'anzianità contributiva complessivamente  maturata nelle diverse gestioni assicurative interessate dal cumulo. Dal 1° gennaio 2012 comunque la quota di pensione relativa alle anzianità contributive successive a tale data sarà sempre calcolata con le regole contributive.

L'importo sarà determinato prendendo a riferimento tutti i periodi assicurativi accreditati indipendentemente dalla eventuale coincidenza con altri periodi accreditati in altre gestioni. I lavoratori che hanno in corso una domanda di ricongiunzione, purché presentata tra il 1° luglio 2010 e il 1° gennaio 2013 e non abbiano già avuto la liquidazione della pensione, potranno optare per il cumulo (entro il 2013) vedendosi restituire l'onere pagato.

 La circolare prevede la rinuncia anche per le domande in regime di totalizzazione il cui iter amministrativo non risulti ancora concluso. 

Gli stipendi d'oro della Camera: a falegnami e barbieri 136 mila

Il colabrodo retributivo della Camera non passa solo dagli stipendi dei deputati. Montecitorio ha diffuso quelli dei propri dipendenti. Buste paga d'oro, a cominciare dal segretario generale, che percepisce 406.399,02 euro netti. A seguire il suo vice, con poco più di 304 mila euro. 

In questi due casi la retribuzione è fissa: non muta dal momento dell'incarico. Per tutti gli altri 1492 dipendenti, ci sono gli scatti di anzianità. E che scatti: il 2,5% l'anno. Così succede che un "operato tecnico" guadagni, appena messo piede alla Camera, 30.351,39 euro al mese (oltre 2590 euro al mese), che diventano, dopo dieci anni più di 50 mila. Fino a lievitare, dopo quarant'anni di servizio, a 136.120,45 euro. Si dirà: è un ruolo di alta responsabilità. Non proprio: dietro l'etichetta "operatore tecnico" ci sono 59 tra falegnami, barbieri baristi, elettricisti, centralinisti. Saranno di certo grandi faticatori, anche se pare poco giustificabile una differenza economica così marcata rispetto ai colleghi "esterni". 

Per ora, in realtà, non c'è (ancora) nessuno che guadagna così tanto perché nessun operatore tecnico ha un'anzianità superiore ai 35 anni. Ma la Repubblica italiana è ancora giovane. 

E' da ricordare che scatti di anzianità così ripidi hanno avuto, almeno fino al varo della riforma Fornero, un impatto significativo sulle pensioni. Con il vecchio sistema retributivo, il vitalizio si calcolava tenendo presente le ultime buste paga. Lo stesso discorso fatto per gli operatori tecnici vale anche per gli altri dipendenti.

Leggi la Tabelle delle Retribuzioni
ASSISTENTI PARLAEMNTARI - Gli assistenti parlamentari, cioè i commessi che si vedono operare intorno ai deputati, guadagnano inizialmente poco più di 34mila euro, ma poi hanno avanzamenti economici identici a quelli degli operatori tecnici, fino a svettare oltre i 136mila euro dopo 40 anni di attività.

COLLABORATORI TECNICI - Partono da poco più di 30mila euro gli stipendi dei collaboratori tecnici neoassunti, che sono i tecnici per le riprese audio e video della web tv di Montecitorio. I loro stipendi progrediscono più rapidamente delle altre due categorie. Oltre i 61mila euro già dopo il decimo anno, oltre gli 101mila dopo il 20° anno, oltre 136mila dopo il 30° anno, oltre 145mila dopo il 35° anno di attività, per svettare sopra i 152mila euro dopo quarant'anni di atività.

SEGRETARIO PARLAMENTARE - Uno scalino sopra sono i segretari parlamentari, con stipendi compresi in una forbice fra i 34mila euro e i 156mila. Poi ci sono i documentaristi e i ragionieri di Montecitorio che hanno uno stipendio di ingresso di poco meno di 40mila euro, ma possono giungere dopo 40 anni di attività a 237mila euro.

CONSIGLIERI PARLAMENTARI - I consiglieri parlamentari che svolgomo attività di responsabilità e sono, in pratica, i funzionari della Camera dei deputati, partono da una retribuzione di ingresso di oltre 64mila euro. Dopo 10 anni sono poco al di sotto dei 145mila euro, dopo venti superano i 228mila. Dopo trent'anni di anzianità si possono portare a casa 318mila euro, dopo i 40 anni svettano a 358mila euro.
· Ultimo aggiornamento: 15 minuti fa











domenica 11 agosto 2013

La crisi è colpa dei corrotti

Altro che articolo 18: in l'economia non cresce a causa dei troppi ladri e dei furbetti, sia nella politica sia nelle imprese. Non è un'opinione, parlano i dati. E finché non ci sarà una rivoluzione morale, non ne usciremo.


I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela -gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi». Sono passati 22 anni da Tangentopoli . La Democrazia cristiana non c'è più, il Partito comunista nemmeno.
Ma la questione morale resta, anzi si è metastatizzata nel settore privato. Non si tratta più solo di politici che prendono soldi per finanziare illecitamente i loro partiti. Non ci si limita neanche ai politici che favoriscono gli amici, ricevendone in cambio vacanze, denaro, perfino case. Il cancro ha raggiunto ogni aspetto della società civile. I banchieri sono accusati di prendere mazzette per concedere credito, perfino i calciatori sono accusati di percepire tangenti per perdere le partite. Da tema solamente politico, la questione morale è diventata una questione economica: la causa ultima del mancato sviluppo dell'ultimo decennio. Se le nostre imprese non crescono, non è tanto per il famigerato articolo 18, ma per l'amoralità economica diffusa nel nostro paese. 

NON E' SOLO LA MIA OPINIONE 
:
sono i dati a dirlo. Nei paesi in cui c'è maggiore fiducia nell'onestà dei propri concittadini le imprese sono più grandi. Il motivo è che un proprietario delega i suoi poteri solo quando si fida del dipendente, perché tanto più delega, quanto più è il rischio che un dipendente infedele ne approfitti: rubando o arricchendosi alle sue spalle. L'impossibilità di delegare dovuta alla mancanza di fiducia forza le imprese a rimanere piccole. Per questo non si espandono, per questo non vogliono cedere il controllo, che vale nel nostro paese molto di più che negli altri. La mancanza di fiducia diffusa impedisce anche i meccanismi di selezione meritocratica. Se temo che il manager sia infedele, scelgo il nipote, il parente, l'amico anche quando costoro sono meno competenti. Per questo la qualità dei manager non è sempre delle migliori: in Italia la fedeltà fa premio sulla competenza. Perché in Italia non ci si può fidare? Perché un sondaggio tra i manager dei principali paesi europei colloca quelli italiani all'ultimo posto nella classifica dei colleghi di cui ci si può fidare? Perché in Italia prevale la cultura della furbizia invece che quella dell'onestà. In Italia il conflitto di interessi è così diffuso da non essere neppure percepito come un problema, se non per motivi politici . 

La politica non è riuscita a essere all’altezza della propria funzione, ha fallito nel compito di  modernizzare l’Italia e attrezzarla per le sfide future e, sotto il ricatto della crisi economica, ha  abdicato ai cosiddetti tecnici la responsabilità di governare.  Siamo la sola democrazia occidentale  ad avere avuto un governo non scelto dai cittadini. Si sta cercando con trucchi ridicoli di  procrastinare questa sospensione della sovranità popolare con un Presidente del consiglio che si  ostina a non volersi candidare e a voler fare il premier, come se quel ruolo fosse conferito da  autorità diverse dal popolo italiano. Per ripartire è necessario lanciare una sfida nuova, voltare pagina e liberare tutte le energie disponibili, talvolta sommerse, talaltra volutamente soffocate.

Serve rivoluzionare l’Italia, cambiare una classe politica non per selezione anagrafica, perché si rischia di perdere forze preziose e minare quel patto tra generazioni su cui si deve fondare un progetto comunitario, ma per merito, laboriosità, passione civica, competenza. 
Occorre mandare in pensione chi ha fallito, non chi è anziano, chi ha imbrogliato, ha avuto l’opportunità di risolvere i problemi e non l’ha saputo fare. Non vogliamo sfasciare, vogliamo rigenerare un’Italia all’altezza    delle criticità del nostro tempo.

Pretendiamo che la politica torni a essere impegno civico, passione per le idee e la loro affermazione, volontà di costruire un modello sociale compatibile con i valori per cui ci si batte. Cerchiamo il confronto, ma non nascondiamo le differenze in ossequio ad un relativismo etico che annulla le identità. Vigiliamo perché l’impegno nella cosa pubblica non sia mai più veicolo per il raggiungimento di ambizioni personali.
Una rivoluzione che metta lo Stato al servizio della persona per liberare energie, far emergere le volontà e investire sul talento, per abbattere le mura di quei privilegi che la prima Repubblica ha stratificato e la seconda non ha saputo scalfire.
L’Italia che abbiamo ereditato è una nazione bloccata, destinata alla senilità precoce, dove merito e capacità faticano a imporsi e l’impegno raramente è premiato.
Dobbiamo reagire a tutto questo e per farlo i cittadini devono rendersi attivi nella vita politica e sociale di questo paese.