lunedì 12 agosto 2013

Ecco come le pensioni pubbliche e quelle dei dirigenti d'azienda affossano i conti dell'Inps

Ecco come le pensioni pubbliche e quelle dei dirigenti d'azienda affossano i conti dell'Inps 

 Negli ultimi anni la previdenza è stata oggetto di numerosi interventi finalizzati al contenimento della spesa pubblica cercando di salvaguardare i diritti acquisiti e quelli dei lavoratori prossimi alla pensione. Il decreto Salva Italia, che ha inasprito i requisiti di accesso al pensionamento, non ha subito modifiche significative: tuttavia le norme successive hanno ampliato la platea dei lavoratori salvaguardati, ai quali è stata concessa l'uscita dal mondo del lavoro con i requisiti vigenti al 31 dicembre 2011.

L'Inps ha accorpato diversi istituti previdenziali (Enpals, Inpdap, Ipost) ma rendere uniforme la normativa è cosa assai più ardua. Migrazione gratuita L'ultimo intervento in ordine di tempo è stato previsto dalla Legge di stabilità 2013 (legge 228/2012) per la quale l'Inps ha Con questa circolare è stata disposta, per i dipendenti iscritti all'ex Inpdap (Cpdel, Cpi, Cpug, Cps) cessati dal servizio entro il 30 luglio 2010 senza diritto a pensione, la possibilità di trasferire gratuitamente i contributi accreditati presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti. Questa facoltà era stata preclusa dal Dl 78/2010. I lavoratori che hanno in corso un provvedimento di ricongiunzione (articoli 1 o 2 legge 29/1979) con domanda presentata tra il 1° luglio 2010 e il 1° gennaio 2013, che non abbiano avuto la liquidazione della pensione, potranno recedere dall'operazione e si vedranno restituire l'onere pagato a condizione che esercitino contestualmente la facoltà di costituire la posizione assicurativa presso l'Inps.

Questa possibilità dovrà essere esercitata entro il 2013. Accanto alla ricongiunzione e alla totalizzazione è nato l'istituto del cumulo. Il cumulo prevede che i lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi (commercianti, autonomi, coltivatori diretti), e degli iscritti alla gestione separata dell'Inps, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima (ex Inpdap, Ipost), che non siano già titolari di trattamento pensionistico presso una di queste gestioni, hanno facoltà di sommare i periodi assicurativi non coincidenti al fine del conseguimento di un'unica pensione, qualora non siano in possesso dei requisiti per il diritto a un autonomo trattamento pensionistico. Di fatto, il cumulo consente l'accesso alla pensione (di vecchiaia con i limiti più severi previsti dalla Riforma Monti-Fornero, di inabilità o ai superstiti) senza sostenere l'onere di una ricongiunzione né vedersi pagare una pensione ridotta per effetto della totalizzazione nazionale che comporta, di norma, un calcolo contributivo puro.

Professionisti esclusi Particolarità di tale istituto è che non prevede la possibilità di cumulare i periodi di iscrizione presso le Casse libero professionali. Al pari della totalizzazione, i pro quota di pensione saranno calcolati dalle gestioni dove risultano accreditati i contributi e secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento, sulla base delle rispettive retribuzioni e/o reddito di riferimento. Per la determinazione del sistema di calcolo occorrerà prendere a riferimento l'anzianità contributiva complessivamente  maturata nelle diverse gestioni assicurative interessate dal cumulo. Dal 1° gennaio 2012 comunque la quota di pensione relativa alle anzianità contributive successive a tale data sarà sempre calcolata con le regole contributive.

L'importo sarà determinato prendendo a riferimento tutti i periodi assicurativi accreditati indipendentemente dalla eventuale coincidenza con altri periodi accreditati in altre gestioni. I lavoratori che hanno in corso una domanda di ricongiunzione, purché presentata tra il 1° luglio 2010 e il 1° gennaio 2013 e non abbiano già avuto la liquidazione della pensione, potranno optare per il cumulo (entro il 2013) vedendosi restituire l'onere pagato.

 La circolare prevede la rinuncia anche per le domande in regime di totalizzazione il cui iter amministrativo non risulti ancora concluso. 

Gli stipendi d'oro della Camera: a falegnami e barbieri 136 mila

Il colabrodo retributivo della Camera non passa solo dagli stipendi dei deputati. Montecitorio ha diffuso quelli dei propri dipendenti. Buste paga d'oro, a cominciare dal segretario generale, che percepisce 406.399,02 euro netti. A seguire il suo vice, con poco più di 304 mila euro. 

In questi due casi la retribuzione è fissa: non muta dal momento dell'incarico. Per tutti gli altri 1492 dipendenti, ci sono gli scatti di anzianità. E che scatti: il 2,5% l'anno. Così succede che un "operato tecnico" guadagni, appena messo piede alla Camera, 30.351,39 euro al mese (oltre 2590 euro al mese), che diventano, dopo dieci anni più di 50 mila. Fino a lievitare, dopo quarant'anni di servizio, a 136.120,45 euro. Si dirà: è un ruolo di alta responsabilità. Non proprio: dietro l'etichetta "operatore tecnico" ci sono 59 tra falegnami, barbieri baristi, elettricisti, centralinisti. Saranno di certo grandi faticatori, anche se pare poco giustificabile una differenza economica così marcata rispetto ai colleghi "esterni". 

Per ora, in realtà, non c'è (ancora) nessuno che guadagna così tanto perché nessun operatore tecnico ha un'anzianità superiore ai 35 anni. Ma la Repubblica italiana è ancora giovane. 

E' da ricordare che scatti di anzianità così ripidi hanno avuto, almeno fino al varo della riforma Fornero, un impatto significativo sulle pensioni. Con il vecchio sistema retributivo, il vitalizio si calcolava tenendo presente le ultime buste paga. Lo stesso discorso fatto per gli operatori tecnici vale anche per gli altri dipendenti.

Leggi la Tabelle delle Retribuzioni
ASSISTENTI PARLAEMNTARI - Gli assistenti parlamentari, cioè i commessi che si vedono operare intorno ai deputati, guadagnano inizialmente poco più di 34mila euro, ma poi hanno avanzamenti economici identici a quelli degli operatori tecnici, fino a svettare oltre i 136mila euro dopo 40 anni di attività.

COLLABORATORI TECNICI - Partono da poco più di 30mila euro gli stipendi dei collaboratori tecnici neoassunti, che sono i tecnici per le riprese audio e video della web tv di Montecitorio. I loro stipendi progrediscono più rapidamente delle altre due categorie. Oltre i 61mila euro già dopo il decimo anno, oltre gli 101mila dopo il 20° anno, oltre 136mila dopo il 30° anno, oltre 145mila dopo il 35° anno di attività, per svettare sopra i 152mila euro dopo quarant'anni di atività.

SEGRETARIO PARLAMENTARE - Uno scalino sopra sono i segretari parlamentari, con stipendi compresi in una forbice fra i 34mila euro e i 156mila. Poi ci sono i documentaristi e i ragionieri di Montecitorio che hanno uno stipendio di ingresso di poco meno di 40mila euro, ma possono giungere dopo 40 anni di attività a 237mila euro.

CONSIGLIERI PARLAMENTARI - I consiglieri parlamentari che svolgomo attività di responsabilità e sono, in pratica, i funzionari della Camera dei deputati, partono da una retribuzione di ingresso di oltre 64mila euro. Dopo 10 anni sono poco al di sotto dei 145mila euro, dopo venti superano i 228mila. Dopo trent'anni di anzianità si possono portare a casa 318mila euro, dopo i 40 anni svettano a 358mila euro.
· Ultimo aggiornamento: 15 minuti fa











domenica 11 agosto 2013

La crisi è colpa dei corrotti

Altro che articolo 18: in l'economia non cresce a causa dei troppi ladri e dei furbetti, sia nella politica sia nelle imprese. Non è un'opinione, parlano i dati. E finché non ci sarà una rivoluzione morale, non ne usciremo.


I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela -gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi». Sono passati 22 anni da Tangentopoli . La Democrazia cristiana non c'è più, il Partito comunista nemmeno.
Ma la questione morale resta, anzi si è metastatizzata nel settore privato. Non si tratta più solo di politici che prendono soldi per finanziare illecitamente i loro partiti. Non ci si limita neanche ai politici che favoriscono gli amici, ricevendone in cambio vacanze, denaro, perfino case. Il cancro ha raggiunto ogni aspetto della società civile. I banchieri sono accusati di prendere mazzette per concedere credito, perfino i calciatori sono accusati di percepire tangenti per perdere le partite. Da tema solamente politico, la questione morale è diventata una questione economica: la causa ultima del mancato sviluppo dell'ultimo decennio. Se le nostre imprese non crescono, non è tanto per il famigerato articolo 18, ma per l'amoralità economica diffusa nel nostro paese. 

NON E' SOLO LA MIA OPINIONE 
:
sono i dati a dirlo. Nei paesi in cui c'è maggiore fiducia nell'onestà dei propri concittadini le imprese sono più grandi. Il motivo è che un proprietario delega i suoi poteri solo quando si fida del dipendente, perché tanto più delega, quanto più è il rischio che un dipendente infedele ne approfitti: rubando o arricchendosi alle sue spalle. L'impossibilità di delegare dovuta alla mancanza di fiducia forza le imprese a rimanere piccole. Per questo non si espandono, per questo non vogliono cedere il controllo, che vale nel nostro paese molto di più che negli altri. La mancanza di fiducia diffusa impedisce anche i meccanismi di selezione meritocratica. Se temo che il manager sia infedele, scelgo il nipote, il parente, l'amico anche quando costoro sono meno competenti. Per questo la qualità dei manager non è sempre delle migliori: in Italia la fedeltà fa premio sulla competenza. Perché in Italia non ci si può fidare? Perché un sondaggio tra i manager dei principali paesi europei colloca quelli italiani all'ultimo posto nella classifica dei colleghi di cui ci si può fidare? Perché in Italia prevale la cultura della furbizia invece che quella dell'onestà. In Italia il conflitto di interessi è così diffuso da non essere neppure percepito come un problema, se non per motivi politici . 

La politica non è riuscita a essere all’altezza della propria funzione, ha fallito nel compito di  modernizzare l’Italia e attrezzarla per le sfide future e, sotto il ricatto della crisi economica, ha  abdicato ai cosiddetti tecnici la responsabilità di governare.  Siamo la sola democrazia occidentale  ad avere avuto un governo non scelto dai cittadini. Si sta cercando con trucchi ridicoli di  procrastinare questa sospensione della sovranità popolare con un Presidente del consiglio che si  ostina a non volersi candidare e a voler fare il premier, come se quel ruolo fosse conferito da  autorità diverse dal popolo italiano. Per ripartire è necessario lanciare una sfida nuova, voltare pagina e liberare tutte le energie disponibili, talvolta sommerse, talaltra volutamente soffocate.

Serve rivoluzionare l’Italia, cambiare una classe politica non per selezione anagrafica, perché si rischia di perdere forze preziose e minare quel patto tra generazioni su cui si deve fondare un progetto comunitario, ma per merito, laboriosità, passione civica, competenza. 
Occorre mandare in pensione chi ha fallito, non chi è anziano, chi ha imbrogliato, ha avuto l’opportunità di risolvere i problemi e non l’ha saputo fare. Non vogliamo sfasciare, vogliamo rigenerare un’Italia all’altezza    delle criticità del nostro tempo.

Pretendiamo che la politica torni a essere impegno civico, passione per le idee e la loro affermazione, volontà di costruire un modello sociale compatibile con i valori per cui ci si batte. Cerchiamo il confronto, ma non nascondiamo le differenze in ossequio ad un relativismo etico che annulla le identità. Vigiliamo perché l’impegno nella cosa pubblica non sia mai più veicolo per il raggiungimento di ambizioni personali.
Una rivoluzione che metta lo Stato al servizio della persona per liberare energie, far emergere le volontà e investire sul talento, per abbattere le mura di quei privilegi che la prima Repubblica ha stratificato e la seconda non ha saputo scalfire.
L’Italia che abbiamo ereditato è una nazione bloccata, destinata alla senilità precoce, dove merito e capacità faticano a imporsi e l’impegno raramente è premiato.
Dobbiamo reagire a tutto questo e per farlo i cittadini devono rendersi attivi nella vita politica e sociale di questo paese.