mercoledì 7 agosto 2013

Serve una classe politica che nasca dal basso

 

Dobbiamo renderci conto che l’Italia di oggi è molto simile a quella uscita dalla Seconda Guerra Mondiale: un paese di macerie su cui dobbiamo ricostruire. E come allora, in questa ricostruzione deve essere dal basso che deve ripartire la rinascita di questo paese,  




partecipare al cambiamento


La rete, com’è ormai noto, è divenuta uno straordinario strumento di relazione per costruire luoghi dove sperimentare nuovi modelli di socialità. In questi luoghi digitali – blog, social network, forum, sistemi di instant messaging – si è sviluppata e continua a crescere costantemente una forte interazione tra persone attraverso la partecipazione libera ed lo scambio di informazioni e conoscenze.
Questo meta-luogo, dove si conoscono e si vivono ruoli e identità diverse da quelle a cui siamo abituati e che ci ha dato la possibilità di imparare, conoscere, sbagliare e riprovare, è divenuto ilcatalizzatore della trasformazione e dell’innovazione sociale. Non solo, la rete si è trasformata in quello spazio dove si può criticare, partecipare e condividere idee, progetti, pensieri e coordinare le azioni e le decisioni da intraprendere per cambiare lo stato presente delle cose.

La partecipazione, l’accesso a queste relazioni e la volontà di fare network è il presupposto PER RENDERSI ATTIVI E PARTECIPI ,  ossia l’evoluzione delle forme dell’attivismo sociale e della militanza politica che presuppongono un utilizzo efficace, basato sui principi  di comunicazione, e in particolare dei computer e della rete. Questi ultimi smettono di essere soltanto strumenti di produttività e diventano mezzi attraverso i quali I CITTADINI  agiscono per produrre informazione indipendente e “dal basso” contrastando i modelli e i simboli della comunicazione dominante e, al tempo stesso, producendo i luoghi e gli strumenti di una comunicazione libera e orizzontale.
In questi ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito sempre di più alla mancanza di una vera identità dei partiti, all’immobilismo delle organizzazioni, ma soprattutto alla perdita di interesse per la discussione sulla cosa pubblica, lasciando le decisioni in balia di un’angosciante e deprimente dirigenza politica. Quello che mi fa preoccupare è la mancanza di partecipazione, oggi ridotta esclusivamente alle proteste e alle manifestazioni in piazza, che sono senza dubbio un momento importante, ma che non possono essere l’unico modo di fare politica. Non si può pensare di trasformare un sistema politico-sociale obsoleto, partecipando 3 volte l’anno, in 100.000, in una piazza.
Per far si che le cose cambino e per riuscire a riprenderci la politica, c’è bisogno di partecipazione fatta di azioni e presenza volontaria, di responsabilità e sostegno attivo, di condivisione e diffusione di dati, che possa generare veramente valore e cultura. Questo può avvenire attraverso l’utilizzo dei mezzi che oggi abbiamo a disposizione.
La rete appunto e tutto quello che questo strumento può attivare.  

Nessun commento:

Posta un commento